Chiesa di San Giuliano - Albino (BG)

Epoca torre campanaria originaria: 1497/1895

Anno di intervento: 2012


Cenni storici e curiosità


La torre campanaria, eretta nel 1497, a  forma quadrata di torre medievale merlata rivestita in pietra locale fu completata su progetto dell’architetto D. Antonio Piccinelli nel 1895 con l’aggiunta del tamburo e della cuspide ottagonale con pietre provenienti dalla cava albinese “del Boscone” e dalla “canaletta in Nembro”.

Originariamente “c’era un campanone” fuso nel 1497 da Martino Fanzago di Clusone; un concerto di nove campane fu poi consacrato nel 1835 dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi. L’attuale concerto, anch’esso di nove campane venne fuso, dopo la spogliazione bellica, da Carlo Ottolina e consacrato dal vescovo di Crema Giuseppe Piazzi il 20 giugno 1953.

Il campanile è alto 52 metri dalla base alla sommità, parte con una sezione quadrata per poi trasformarsi a sezione ottagonale con cuspide e sovrastante sfera   in rame (di diametro  di circa 80 cm) e croce in ferro (di altezza di  circa 4,7 mt) per un’altezza totale di 57,50 mt.

La muratura esterna ha una lavorazione a bugne squadrate legate con sottile connessione a malta di calce e giustapposte in modo regolare; nella cuspide i conci in pietra  hanno una finitura liscia e fughe di connessione più larghe.


Intervento


L’intervento  ha interessato il consolidamento statico della parte superiore a sezione ottagonale della torre campanaria, il risanamento conservativo delle pietre esterne e dei relativi giunti di malta, il restauro del concerto di campane esistenti (composto da 9 campane)  e l’inserimento di un nuovo concerto (composto da 8 campane), nonchè il restauto di tutte le parti metalliche tra cui la sfera e la croce sommitale.


Il consolidamento statico si è reso necessario per  recuperare il deficit strutturale dovuto al sopralzo fine-ottocentesco manifestatosi attraverso le ampie fessurazioni presenti nella parte terminale della cuspide.

Detto dissesto è stato causato con molta probabilità, sia dall’esilità dello spessore della muratura del tamburo e della cuspide (soprattutto in relazione alle loro dimensioni in altezza) sia dalla modalità di inserimento della croce sommitale nell’estremità superiore della piramide che ha indotto notevoli sollecitazioni di trazione nella muratura sottostante.

Considerati i problemi sopradescritti, sia al fine di contenere le deformazioni che di evitare il ripetersi di fessurazioni, si è optato per l’inserimento nella parte interna del tamburo e della cuspide soprastante di costolature sottili in “cemento armato” connesse alla muratura mediante spinature nelle murature con barre di acciaio inox a partire dalla voltina estradossale al di sopra della cella campanaria.


Le otto costolature si riuniscono nella parte sommitale per formare un vero e proprio nucleo finale in cemento armato, conformato per contenere i nuovi (e più consoni) dispositivi di ancoraggio della sfera e della croce.

Per quanto concerne i  problemi di degrado degli elementi  lapidei e delle relative delle malte di connessione  il maggior  danno è stato provocato dall’azione corrosiva dell’acqua e del gelo che ha causato decoesioni  delle malte e frattura della pietra con successivo distaccamento di frammenti.


L’intervento di restauro e di consolidamento (che ha fatto seguito ad una peventiva pulitura con la rimozione di tutte le incrostazioni e bioalterazioni, al lavaggio con getti pressurizzati ed alla rimozione delle stilature di malta danneggiate) ha previsto la sigillatura delle fessure più grandi, nelle pietre ancora ben coese mediante stuccatura con malta di calce di colore simile a lla pietra, il fissaggio di frammenti  di pietra, già in fase di distacco con perni  in acciaio e vetroresina  e/o resine epossidiche bicomponenti e la ricucitura (con malta di calce idraulica) di tutte le stilature lacunose o mancanti.

Infine, per proteggere l’opera dall’azione dilavante dell’acqua e dagli agenti inquinanti, è stato applicato un consolidante idrorepellente applicato con in due fasi successive: nella prima  diluito in modo che potesse penetrare il più possibile nelle micro fessure, nella seconda  applicato puro, sino a rifiuto, per creare una barriera protettiva su tutta la superficie.

L’intonacatura della volta della cella campanaria, il rifacimento dei camminamenti esterni con adeguati prodotti impermeabilizzanti, il restauro degli elementi in ferro, la predisposizione di ganci di sicurezza per la successiva manutenzione ed altre opere di manutenzione hanno completato l’intevento restituendo agli albinesi un campanile “rinnovato”.